Beppe Ardito | PERFECT STRANGERS

Beppe Ardito | PERFECT STRANGERS
OPENING Sabato 07 FEBBRAIO 2026, alle ore 18.00
a cura di Alessandro Cirillo

 

Sabato 07 febbraio p.v. si inaugura la mostra personale del fotografo Beppe Ardito dal titolo “Perfect Strangers”. Se, di fronte a questi volti, ci chiedessimo quanti occhi stiamo guardando, potremmo giungere a due risposte entrambe valide. La prima, quella esatta, ammonterebbe di sicuro a qualche centinaio e, in fondo, non ci stupirebbe. La seconda invece ci lascerebbe davvero sorpresi perché sarebbe apparentemente assurda ma, forse, più vera della prima. Wim Wenders una volta ha scritto che ogni fotografia è una forma di autoritratto. A me sembra che in questo Iavoro di Beppe Ardito, dal titolo “Perfect Strangers”, sia possibile verificare, in modo incontrovertibile, la verità di quanto affermato dal cineasta tedesco. Gli occhi che io vedo, dopo aver scorso tutte le fotografie, sono in realtà due, e sono proprio gli occhi dell’autore delle immagini. Conosco Ardito da tantissimi anni e quello che ho sempre trovato nel suo sguardo è la voglia di mettersi in gioco, di entrare nella realtà senza mediazioni di tipo estetico o stilistico, che per lui sarebbero come schermi dei quali non si è mai servito. La sua fotografia è diretta, ruvida, a tratti anche scabrosa nel senso materico del termine. In questa serie di volti quello che io vedo è la sua capacità di relazionarsi aII’AItro come se questa fosse la cosa più semplice del mondo. Chi ha l’abitudine di fotografare la gente sa bene che così non è, che le persone incontrate per strada, sconosciute come dichiara il titolo, non si lasciano fotografare senza sospetto, che non è facile farsi accettare nell’atto di “prendere” un’immagine dei volti altrui, degli altrui corpi, delle altrui vite. Qui, invece, possiamo vedere una serie potenzialmente infinita di individui, di coppie, di gruppi che hanno accolto Io sguardo del fotografo, Io hanno quasi coccolato nel darsi in piena spontaneità, sia pure quella di una maschera notturna che si Iascia prendere, che ci invita a far parte del gioco del tirar tardi la notte per provare a dimenticare per qualche ora le fatiche che tutti affrontiamo nella vita. Ed è una Bari inedita quella che Ardito ci invita ad incontrare, una Bari poco o nulla rappresentata nelle immagini degli autori che pure a questa città hanno dedicato i Ioro sguardi nel tentativo di coglierne gli aspetti meno comuni, meno stereotipati. Dunque, sconosciuti sì, ma solo fino al momento dello scatto. Perché è quasi impossibile che, subito dopo, non si sia instaurata una conoscenza sia pur minima ma tale da impedire agli stessi soggetti di far parte della stessa serie a meno di non cambiarne il titolo. In questo risiede, a mio avviso, la validità di questo Iavoro. Nel far sembrare semplice e naturale incontrarsi, accettarsi, mettere da parte la paura di guardarsi negli occhi, accogliersi appunto. Ed è questa la qualità ricorrente di quei fotografi che possono meritare a pieno titolo di essere definiti ritrattisti. Così io penso di Beppe Ardito, che sia un eccezionale ritrattista come mi conferma il ritratto di una coppia di gatti, che chiamammo Gina e Pietro, in una stampa in bn che mi regalò tanti anni fa, esposta a casa mia e che mi piace sempre, tutte le volte che la guardo. Alessandro Cirillo

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